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20.08.2020

Opzioni terapeutiche in caso di SM: trattare i decorsi della malattia in modo specifico

Per il trattamento della SM sono a disposizione diverse possibilità terapeutiche. Mentre una volta potevano essere trattati solo i sintomi, oggi sono disponibili farmaci che sono in grado di intervenire sul decorso della malattia. La neurologa Andrea Tasalan-Skupin spiega cosa comportano le varie forme terapeutiche e in che modo offrono ai pazienti una vita che sia la più normale possibile.

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1. Quali sono le diverse forme terapeutiche per il trattamento della SM? Può descriverle brevemente?

Al primo posto c’è il trattamento farmacologico. In questo caso occorre distinguere fra la terapia acuta, cioè il trattamento delle ricadute, e il trattamento con farmaci che incidono sul decorso della malattia nel lungo termine. Questi preparati o classi di principi attivi vengono selezionati a seconda dell’attività della malattia individuale e del decorso presentato fino a quel momento. Oltre a ciò, esistono misure non farmacologiche: esercizio fisico regolare, attività sportive e, a seconda delle limitazioni motorie, fisioterapia ed ergoterapia. Inoltre, spesso anche un supporto psicoterapeutico è importante, perché si manifestano sbalzi d’umore, disturbi depressivi e/o si sviluppano deficit neurocognitivi che possono essere spiegati con esattezza preventivamente e sulla base dei quali è possibile eseguire esercizi specifici per allenare la memoria. Si continua a discutere sulle eventuali misure specifiche inerenti all’alimentazione che sarebbe necessario adottare, tuttavia non c’è ancora nessuna risposta.

2. Per quali pazienti affetti da SM sono adatte le terapie volte a modificare il decorso della malattia? Presentano particolarità?

Fondamentalmente sono adatte a tutti i pazienti, perché la terapia e la forma terapeutica dipendono dall’attività della malattia. Al momento abbiamo la fortuna di poter assegnare determinati farmaci in base al decorso della malattia: da una parte, nelle forme di SM recidivante-remittente, è possibile regolare la terapia a seconda dell’intensità o dell’attività della malattia; dall’altra, è possibile passare da un singolo farmaco a un altro in base al profilo di azione e anche degli effetti collaterali.

3. In alcuni casi la terapia si limita al mero trattamento dei sintomi: perché? E cosa consiglia ai pazienti?

In casi molto molto rari, ci sono attualmente pazienti che, a causa di altre patologie che rendono impossibili certe terapie, non possono ripiegare sulle comuni terapie contro la SM e pertanto possono ricevere solo un mero trattamento dei sintomi. Questo tipo di trattamento consiste solitamente nella somministrazione di uno steroide o del farmaco contro il cancro in questione. Importante per quanto riguarda i fattori scatenanti delle ricadute, i cosiddetti “trigger”, si consiglia a questi pazienti di condurre uno stile di vita equilibrato, rispettare un buon ritmo del ciclo giorno-notte, di non consumare in modo eccessivo sostanze che creano dipendenza (comprese quelle legali), di evitare lo stress e i fattori scatenanti a livello psichico.

4. Quando è necessario adattare la terapia per la SM?

L’adattamento di una terapia è sempre necessario quando il principio attivo non ha più l’effetto adeguato, il che significa che l’attività della malattia si manifesta in qualche altra forma. Oppure quando, in casi rari, si sviluppa una reazione degli anticorpi ai farmaci moderni, per cui il corpo tende quasi a respingere il farmaco, che perde così il proprio effetto. Un altro caso in cui è necessario adattare la terapia è quando degli effetti collaterali indesiderati causano problemi tali da portare il paziente a dire più volte che con questo farmaco non riesce a vivere.

5. Quando consiglia a un paziente di prendere l’iniziativa e consultare un medico?

Se la malattia è già stata diagnosticata ed è già stata avviata una terapia, il paziente in questione può naturalmente riportare eventuali cambiamenti legati alla malattia e al profilo di azione e degli effetti collaterali durante i regolari appuntamenti di controllo. Tuttavia, se fra un controllo e l’altro si dovesse manifestare qualche cambiamento, è sempre bene che i pazienti si rivolgano al proprio medico. Una volta in più è anche meglio.  

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