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06.08.2020

Attività della malattia nella SM: quale ruolo gioca nella terapia?

Il concetto di “attività” in genere indica qualcosa di positivo, ma se viene abbinato alla parola “malattia”, le cose cambiano. In questo colloquio con Anne Rüffer, la neurologa Andrea Tasalan-Skupin spiega di cosa si tratta e perché è così importante iniziare tempestivamente una terapia quando si ha la SM.

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1. Che cosa si nasconde dietro al concetto di “attività della malattia”? Cosa significano in questo contesto “clinico” e “subclinico”? È possibile spiegare questo concetto metaforicamente?

Il modo più semplice per spiegare il concetto di “attività della malattia” è affidarsi alla diagnostica per immagini. In questo caso, l’esame più comune è la risonanza magnetica per immagini (RMI). Con questo metodo l’attività della malattia può essere osservata e misurata tramite le immagini dei focolai infiammatori tipici della SM sotto forma di punti luminosi. Si utilizza il termine “clinico” quando il paziente stesso dichiara di notare alcune alterazioni, come ad esempio nuovi sintomi, che sono compatibili con questi processi radiologici attivi. Quando si usa invece il termine “subclinico”, si intende che il radiologo individua qualcosa ma il paziente, alzando le spalle, dichiara di non sentire nulla, ovvero di non aver notato nessun sintomo nuovo o esistente. Questo significa che, anche se il paziente non avverte nessun peggioramento o alterazione, la SM può comunque essere attiva.

2. Come si fa a riconoscere i primi segni di sclerosi multipla?

En général par le biais d’une radiologie lorsqu’il existe un doute, par exemple suite à l’apparition de troubles de la vision, de vertiges sans explications ou de spasticité. Dans ce cas, cela vaut la peine de faire une IRM parce qu’il permet de déceler les foyers inflammatoires actifs et ceux qui ne le sont pas. S’il s’agit par exemple uniquement d’un trouble isolé au niveau de l’œil, l’accent sera mis sur une IRM du nerf optique.

3. Perché è importante avviare una terapia in fase precoce e prevenire le ricadute?

Oggi gli studi confermano che è sempre meglio giocare d’anticipo. Prima si inizia la terapia, più possibilità si ha di influenzare positivamente (su un prospettiva a lungo termine) il decorso della malattia, riducendo il numero di ricadute in caso di forma recidivante-remittente. Tuttavia, anche la conservazione delle guaine mieliniche, ossia il rivestimento delle cellule nervose, è estremamente importante. L’obiettivo è quello di preservare la rete neurale e di conseguenza le capacità mentali e coordinative. Se non si interviene a livello terapeutico, questo tipo di capacità spesso vanno perdendosi, portando con l’età alla demenza senile. Da quando tutto ciò è stato scoperto, si è cercato di fermare questo processo della malattia il più rapidamente possibile.

4. Che ruolo gioca la RMI nel monitoraggio dell’attività della malattia?

Grâce à l’imagerie médicale par IRM, on peut, d’un côté, constater si l’on est en présence d’une activité subclinique de la maladie. Pour résumer : Y-a-t- des changements au niveau de l’ampleur et de l’activité des foyers inflammatoires déjà existants ? Ou y-a-t-il de nouveaux foyers qui ne se manifestent pas encore au niveau clinique ? D’un autre côté, l’imagerie médicale peut servir à vérifier l’efficacité des médicaments. Aujourd’hui, on est tenu d’effectuer des contrôles tous les six mois ou une fois par an, en fonction de l’activité individuelle de la maladie et de la réponse obtenue jusqu’ici aux mesures thérapeutiques, pour savoir si les médicaments ont une action optimale et pour s’assurer par conséquent que les foyers inflammatoires ne se sont pas aggravés depuis la dernière IRM.

5. In generale, i controlli regolari, l’adattamento del trattamento e il rispetto della terapia possono bloccare l’attività della malattia. Perché?

L’adattamento della terapia è ovviamente in primo piano. Se è disponibile un farmaco più adatto a sopprimere le ricadute, l’attività della malattia può essere ridotta o arrestata. Siamo ancora molto lontani da una cura, ma la terapia, in pratica, “congela” la malattia allo stato in cui si trova. Dal punto di vista clinico, i lievi deficit di solito mostrano addirittura una tendenza verso il miglioramento. I controlli regolari mirano a prevenire il più possibile un eventuale avanzamento della malattia. L’adattamento della terapia, in questo contesto, ottimizza questo sistema. Questo significa che se improvvisamente si è in grado di riscontrare un aumento dei focolai infiammatori (nel cervello o nel midollo spinale nella zona della colonna cervicale o toracica) senza che il paziente possa riferire nulla sull’attività delle ricadute, questo permette di intervenire rapidamente e ottimizzare la terapia.

Ovviamente è anche estremamente importante che i pazienti seguano la loro terapia in modo coscienzioso. La compliance, ovvero l’adesione del paziente a una terapia, è un fattore decisivo per il mantenimento a lungo termine delle capacità fisiche e mentali e quindi dell’autonomia del paziente.

 

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