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02.01.2019

Cognizione e disturbi cognitivi nella SM

Quando la percezione, la memoria, l’attenzione, la comunicazione o la capacità di giudizio vengono compromesse, ne risentono anche le nostre attività quotidiane, le capacità professionali e la qualità della vita. In questi casi si parla di “disturbo cognitivo”, un termine generico utilizzato per indicare l’errata elaborazione delle informazioni da parte del cervello. La neuroscienziata Dr. Gianna C. Riccitelli negli ultimi anni ha studiato i disturbi cognitivi nella sclerosi multipla. Nell’intervista con Anne Rüffer spiega che cosa può fare chi soffre di questa condizione per preservare la propria qualità di vita.

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Che cosa si intende di preciso per “disturbi cognitivi”?

Con questo concetto si intende una classe di disturbi psicologici caratterizzati dal danneggiamento delle funzioni cognitive, quali senso dell’orientamento, capacità mnemonica e di calcolo, vocabolario, capacità di elaborazione dei pensieri astratti e di gestione delle attività quotidiane, le cui cause sono o potrebbero essere di natura biologica.

Le cause dei disturbi cognitivi pertanto non sono psicologiche, bensì da ricondurre a condizioni fisiche o a malattie che incidono sul funzionamento del cervello. Ciò include anche l’assunzione di determinati farmaci o la disassuefazione da essi.

Perché la SM porta all’insorgere di disturbi cognitivi

La sclerosi multipla comporta delle lesioni (o placche) nel sistema nervoso centrale. Soprattutto le lesioni a livello cerebrale possono danneggiare le funzioni cognitive. Così le prestazioni di chi presenta tale condizione possono diminuire durante attività che richiedono un particolare sforzo cognitivo, come ad esempio la capacità di ricordare, di concentrarsi o di organizzare, che risultano pertanto più difficili da affrontare.

Alcuni studi hanno dimostrato che i pazienti di SM con un carico lesionale maggiore presentano più problemi cognitivi rispetto a pazienti con meno lesioni. I danni cognitivi nella sclerosi multipla sembrano essere correlati al restringimento di alcune regioni cerebrali (corticali e sottocorticali). Inoltre, è stato notato che durante le attività cognitive da parte di pazienti di SM vengono attivate aree cerebrali apparentemente più ampie. Si presume che in questo modo il cervello tenti di compensare tali deficit cognitivi. L’alterazione sia della sostanza grigia che della sostanza bianca del cervello sono quindi caratteristiche.

Anne Rüffer intervista la neuroscienziata
Dr. Gianna C. Riccitelli

Quali sono le opzioni terapeutiche per le persone affette da tali disturbi?

Al momento non esistono cure farmacologiche o non farmacologiche realmente efficaci contro i deficit cognitivi da SM.

Le terapie che modificano il decorso della malattia possono diminuire le probabilità di ricaduta e in alcuni casi anche ritardare la progressione dei deficit. Possono anche avere un impatto positivo sulle funzioni cognitive a lungo termine dei pazienti di SM, contenendo l’infiammazione cerebrale, il carico lesionale e la progressione dell’atrofia cerebrale. A causa di diversi meccanismi, alcune di queste terapie hanno un effetto neuroprotettivo diretto, atto quindi a proteggere i nervi.

Lo stato degli studi dimostra che le terapie che modificano il decorso della malattia possono influire positivamente sulle funzioni cognitive e che, soprattutto se introdotte precocemente, possono preservarle e ritardarne la degenerazione. Le terapie finalizzate alla cura dei sintomi, come le terapie contro la fatigue o la somministrazione di farmaci contro l’Alzheimer e dei cosiddetti psicostimolanti, hanno portato per lo più a risultati incoerenti riguardo alla cura dei deficit cognitivi nella sclerosi multipla.

La riabilitazione cognitiva è un approccio non farmacologico con focus sul miglioramento delle funzioni cognitive limitate attraverso esercizi, movimento, strategie di intervento e misure per ristabilire un equilibrio, così come tentativi di dosare al meglio le funzioni cognitive a disposizione.

Come si può far fronte ai disturbi cognitivi? Che cosa consiglia?

I pazienti di SM possono reagire ai propri disturbi cognitivi attraverso l’applicazione di alcune strategie e misure di prevenzione nella vita di tutti i giorni. Di seguito sono riportati alcuni esempi:

  • Preparare un programma o un elenco dei compiti da svolgere.
  • Utilizzare il telefono o un blocchetto per gli appunti come ausilio per la memoria. Anche i calendari o gli organizer elettronici sono molto utili per non dimenticare i vari appuntamenti.
  • Stabilire delle posizioni fisse per le proprie cose e riporle sempre al loro posto.
  • Se durante una conversazione la memoria non si dimostra affidabile, può essere utile ripetere o riassumere ciò di cui si è parlato prima di rispondere.
  • Se non viene in mente una determinata parola, tentare di esprimersi trovando un’espressione alternativa. In caso di nomi di persona o di luoghi, si può semplicemente dire che si tornerà sull’argomento più tardi.

Queste sono solo alcune delle strategie possibili per rendere gli effetti dei problemi cognitivi sulla qualità della vita meno difficili da affrontare.

Alcuni giochi enigmistici come il sudoku o il cruciverba possono aiutare? Come si presenta un training cognitivo efficace?

Questi strumenti sono attività comunemente riconosciute come utili alla stimolazione cognitiva, in quanto non solo tengono allenate e migliorano le funzioni e le prestazioni cognitive, ma contribuiscono anche a mantenerne integro lo stato e a prevenirne la degenerazione.

In linea di massima, un training cognitivo può definirsi efficace se riduce gli effetti negativi delle limitazioni cognitive nelle attività quotidiane aumentando il grado di autonomia di un paziente. Lo scopo di un training cognitivo è migliorare le funzioni cognitive in situazioni concrete attraverso esercizi pratici, ausili cognitivi e strategie per ristabilire l’equilibrio.

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